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A sei anni dalla morte Roberto Bolano diventa scrittore di culto

di Francesco De Filippo
Solo un paio di persone al mondo possono comunicare con loro, dare loro da mangiare, ancora meno sono quelle che, attaccandosi a una pinna, possono lasciarsi trascinare. Casi estremi, come pero' sono estremi i casi di esseri umani uccisi. Eppure, nell'immaginario collettivo, complice il film del 1975 di Steven Spielberg, lo squalo e' uno dei simboli tabu' del pericolo, della ferocia, della crudelta'. La ''rappresentazione del male universale contemporaneo, potente, cieco e imprevedibile'''.
Nulla di piu' falso, come scrive Pietro Spirito nel suo 'Squali!' (Greco & Greco Editori), in cui tenta di ristabilire la verita', soprattutto intorno al Carcharodon carcharias, il grande squalo bianco.
Che questo animale sia una 'macchina da guerra', il piu' terribile dei predatori marini con i suoi sette sensi, una forza impressionante, le terribili cinque file di 240 denti (22 sotto e 26 sopra), e' fuori dubbio e nessuno si augura di nuotare e di trovarsi un esemplare di questo animale al suo fianco. Ma da qui a definirlo una bestia forte ma ottusa, priva di sensibilita', pronto sempre ad attaccare e uccidere, e' assolutamente falso.
Un numero per tutti: a causa dei morsi di uno squalo ogni anno muoiono in media, in tutto il mondo, da zero a cinque persone.
Spirito segnala che in Europa annualmente perdono la vita 25 persone per una puntura di vespa, 40 in Italia per una puntura di zecca, 100 negli Usa per una scossa fatale dal tostapane.
Tuttavia, la campagna di morte scatenata indirettamente dal film e poi proseguita nel tempo, ha numeri spaventosi: ogni anno nel mondo vengono uccisi cento milioni di squali e il rischio di una loro estinzione si impenna. Dello squalo, e di quello bianco in particolare, vuole sottolineare Spirito, non si sa praticamente quasi nulla: si sa che se chiuso in un acquario muore e che la specia e' comparsa 370 milioni di anni fa (il bianco 63 milioni) ma non si conosce l'eta' che puo' raggiungere o come si riproduce, nessuno ha mai assistito a un parto, non si sa dove vada a morire.
Lo scrittore nel 2009 ha partecipato, come giornalista, alla settima spedizione a Gansbaai (Sudafrica) de 'Sulle orme del Grande Squalo Bianco', organizzata dal Centro studi squali di Massa Marittima con il coordinamento scientifico delle Universita' della Calabria e Siena. L'esperienza gli ha fatto conoscere Mike Rutzen, uno dei pochissimi uomini in grado di comunicare e giocare con gli squali. Ma e' stata anche l'occasione, stimolata dalle suggestioni del posto, per riflettere sull'uomo e sulla sua temporaneita' sul pianeta causata dal fatto che la specie umana non si e' differenziata ma, al contrario, si e' adattata in tutto il mondo senza fare passi avanti nel processo evolutivo: una condanna a morte. ''La sesta estinzione di massa, dopo le cinque degli ultimi 500 milioni di anni, molto probabilmente sara' la nostra'', e' l'allarme dello scrittore.
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