Elton John, esce libro confessione
'L'amore è la cura', come lottare contro Aids
18 luglio, 19:53Correlati
Se dai amore , ricevi amore. Negli anni ottanta, Elton John conobbe Ryan White, un ragazzino dell’Indiana che aveva contratto il virus dell’HIV a causa di una trasfusione e che era stato poi emarginato dalla scuola e dalla città. La vicenda commovente di Ryan, conclusasi con la sua morte, condusse Elton a due rivelazioni: la consapevolezza che, pur all’apice di una carriera musicale entusiasmante, aveva toccato il fondo della propria esistenza, constatando direttamente quanto il successo e la fama non avessero potuto nulla per salvare quel ragazzo; e, di conseguenza, il bisogno di impegnarsi in prima persona per arginare il problema dell’AIDS e stare vicino alle persone che soffrono.
L’amore è la cura – il primo libro di Elton John (traduzione di Carlo Prosperi) – raccoglie, tra autobiografia, resoconto del proprio impegno civile e invettiva, il racconto di questa straordinaria esperienza: la sua grande amicizia con Ryan White e Freddie Mercury, con la principessa Diana ed Elizabeth Taylor, l’incontro con il senatore Ted Kennedy e con il presidente Bush, ma anche le piccole grandi storie di persone comuni che hanno combattuto e vinto la malattia.
Come scrive Elton John, l’AIDS “è una malattia che va curata non tanto con un vaccino miracoloso ma cambiando i cuori e le menti, tramite un impegno collettivo ad abbattere le barriere sociali e a gettare ponti di compassione”.
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L'INCIPIT DEL LIBRO 'L'AMORE E' LA CURA' DI ELTON JOHN - Rifletto sul contenuto di questo libro ormai da molto tempo, arrovellandomi inutilmente alla ricerca dell’inizio più opportuno. Si potrebbe partire da cifre e tabelle capaci di rendere in tutto il suo dramma l’entità della piaga mondiale rappresentata dall’AIDS: oltre 25 milioni di morti in trent’anni, 34 milioni di persone attualmente affette da HIV e AIDS nel mondo, 1,8 milioni di decessi ogni anno ossia quasi 5000 ogni santo giorno, la sesta causa di morte del pianeta. A me, però, queste fredde cifre dicono poco, non mi aiutano a comprendere e quantificare razionalmente una tragedia tanto vasta, numeri tanto spropositati.
Riserviamoci dunque i dati per un secondo momento e cominciamo invece con una storia.Del resto, non sono uno studioso ma un musicista, uno che si è guadagnato da vivere raccontando storie attraverso le canzoni. Vedere il legame, la sintonia che si crea tra il pubblico e la mia musica mi dà una gioia immensa, e con questo mio libro non mi prefiggo altro: raccontare storie che stabiliscano un contatto fra i lettori e il morbo dell’AIDS, affinché tutti insieme si possa fare qualcosa per sconfiggerlo definitivamente.
La prima che voglio raccontarvi è una storia straordinaria. Per capire cos’è l’AIDS, per capire quanto è ardente il mio desiderio che venga debellato, dovete conoscere Ryan White. Per me, tutto ha inizio con il mio amico Ryan. Ryan venne alla luce affetto da emofilia, una rara e terribile malattia ereditaria che, impedendo la coagulazione del sangue, provoca sanguinamento ed emorragie incontrollabili. Oggi con l’emofilia è possibile convivere ma nei primi anni settanta, quando nacque Ryan, era una patologia grave e spesso letale. Fin dalla nascita, il povero bambino fu costretto a fare la spola tra casa e ospedale. Poi, come se la sorte non si fosse accanita già abbastanza, proprio a causa della cura cui lo costringeva l’emofilia contrasse l’HIV, il virus che provoca l’AIDS. Aveva tredici anni quando i dottori, diagnosticata la malattia ormai conclamata, emisero una prognosi infausta: meno di sei mesi di vita. Ryan, però, sopravvisse altri cinque anni, durante i quali conseguì risultati che la maggior parte delle persone non potrebbe sperare di raggiungere nemmeno in mille vite: Ryan scosse un intero paese, cambiò la storia di una malattia crudele, contribuì a salvare milioni di vite umane. Immaginate, un bambino che riesce in tutto questo, un ragazzino malato di una piccola città del Midwest americano. Sembra la sceneggiatura di un film, una favola, un miracolo. Ed è stato un miracolo.
La vita di Ryan è stata davvero un miracolo. Doveva essere il 1985 quando venni a sapere della sua vicenda. Mi trovavo in uno studio medico di New York, non ricordo più perché. Mentre sfogliavo distrattamente una rivista nella sala d’attesa, mi soffermai su un articolo che avrebbe cambiato la mia vita. Non potevo credere a quanto riportava, che a un bambino malato di AIDS fosseimpedito di frequentare la scuola e che la sua famiglia dovesse subire angherie ed emarginazione. Ryan viveva con la mamma Jeanne e la sorellina Andrea nella cittadina di Kokomo, nell’Indiana. Una classica famiglia operaia, i White (Jeanne ha lavorato per ventitré anni nei locali stabilimenti della General Motors), non diversa dalla mia, ed è forse questo il motivo per cui sarei entrato subito in sintonia con loro quando finalmente ci saremmo conosciuti.







