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I repubblicani scelgono Romney per sfidare Obama

15 ottobre, 20:10

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I repubblicani scelgono Romney per sfidare Obama

di Marcello Campo

Con l'addio di Rick Santorum nella corsa per la nomination repubblicana, parte ufficialmente la sfida tra Barack Obama e Mitt Romney, il testa a testa che culminerà con il voto del 6 novembre. Oggi è il primo dei 209 giorni che mancano a quella data fatidica, quando l'America deciderà se affidarsi di nuovo al presidente afro-americano o farla finita con la sua amministrazione, facendo tornare un repubblicano alla Casa Bianca, appena 4 anni dopo i due mandati di George W. Bush. Una battaglia, tra Mitt e Barack che si annuncia durissima. Secondo molti osservatori, nei mesi a venire non ci sarà spazio per messaggi ispirati di speranza o di cambiamento, che hanno caratterizzato la campagna obamiana di 4 anni fa.

Tra crisi economica e clima di incertezza internazionale, l'America appare molto più polarizzata e incattivita rispetto al passato. Così a farla da padrona saranno i SuperPac, i fantomatici supercomitati elettorali, che a suon di miliardi, inonderanno l'etere di 'negatives ads', i famosi spot negativi con cui ogni candidato tenterà di mettere in difficoltà l'avversario. Ne è convinto lo stesso Barack Obama. Durante una cena a Palm Beach, Florida ha detto che queste elezioni "faranno registrare il clima di maggiore contrapposizione che l'America abbia mai vissuto, sin dai tempi del 1964, quando si sfidarono Johnson e Goldwater".

Per la cronaca, all'epoca, il democratico Lyndon Johnson batté in modo netto il suo competitor Barry Goldwater 61% a 39%, conquistando 44 stati su 50. Ed è quello che tra pochi mesi Obama spera di ripetere. A suo vantaggio gioca ancora il fattore 'donne'. Anche oggi, il Washington Post, attacca frontalmente Mitt Romney proprio su questo punto, con un pezzo dal titolo "Romney non può lasciare le elettrici alla moglie", firmato dall'opinionista Ruth Marcus. La tesi dell'articolo è chiara: il candidato repubblicano alla Casa Bianca non può più delegare, come fosse un prodotto in outsourcing, la questione femminile. Non può appaltarla a terzi, nemmeno se si tratta della moglie Ann. Già due volte negli ultimi tempi, fa notare il Post, Romney ha evitato domande sulle donne, girando l'intera materia all'onnipresente consorte. "Mitt sappia che le donne non sono un Paese straniero. Non c'é bisogno di un interprete - ironizza Marcus - per parlare con loro. Anche se non capisci e non sai parlare bene la loro lingua, comunque apprezzano il tentativo, gli sforzi". Il giornale cita poi alcuni sondaggi da cui emergono, com'é noto, le gravi difficoltà di Romney tra le elettrici americane, soprattutto tra quelle più colte, sotto i 45 anni. In questa fascia elettorale, Obama è infatti avanti di molto, 57% contro 38%.

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