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Madre e figlio uccisi in casa: tre arresti polizia

Tre albanesi accusati del duplice delitto in abitazione alla periferia di Perugia

27 giugno, 14:12
Un poliziotto ed un uomo arrestato in un'immagine di archivio
Un poliziotto ed un uomo arrestato in un'immagine di archivio
Madre e figlio uccisi in casa: tre arresti polizia

PERUGIA - Tre albanesi sono stati arrestati dalla polizia perché accusati di avere ucciso, nella notte tra il 5 e il 6 aprile scorso, Sergio Scossa, 52 anni, e la madre Maria Raffaelli, 74, nella loro villetta alla periferia di Perugia.

Secondo gli investigatori il duplice delitto avvenne durante un tentativo di rapina legato probabilmente all' attività di ex orafo dell'uomo. L'indagine condotta dalla squadra mobile di Perugia con lo Sco e la Polposta. Due arresti eseguiti in Albania e uno nella capitale.

A carico dei tre albanesi sono state eseguite ordinanze di custodia cautelare disposte dal gip di Perugia su richiesta della Procura della Repubblica. Associazione per delinquere finalizzata a compiere furti e rapine e duplice omicidio i reati dei quali sono accusati. Artan Gioka, 24 anni, e Ndrec Laska, 28, - ha reso noto la Questura di Perugia, guidata da Nicolò D'Angelo - sono stati arrestati in Albania dove ora sono in carcere in attesa di essere estradati in Italia. Alfons Gjergji, 27 anni, è stato invece rintracciato e bloccato a Roma.

La notte tra il 5 e il 6 aprile scorso in un'abitazione isolata nella frazione di Cenerente, Scoscia e la sua anziana madre vennero immobilizzati e costretti a subire violenze fisiche tanto cruente - in base alla ricostruzione della polizia - da provocarne la morte. Agli investigatori apparve da subito evidente come l'indagine si presentasse particolarmente complessa, sia per l'assenza di fonti dichiarative dirette, sia per le cautele adottate dai malviventi, ritenute persone esperte nella realizzazione di furti e rapine in abitazione. Verosimilmente riconducibili, anche per le "efferate" modalità di realizzazione, ad una banda organizzata dedita a commettere tali delitti. L'indagine è stata quindi condotta dalla squadra mobile di Perugia - diretta dal dottor Marco Chiacchiera - con il "determinante contributo", sottolinea ancora la Questura, di investigatori del Servizio centrale operativo di Roma, del locale Compartimento della Polizia Postale, del Gabinetto perugino di Polizia Scientifica e di quello della Direzione centrale Anticrimine di Roma. Hanno consentito di intraprendere, una volta scartate le ipotesi alternative, una pista concreta che tuttavia si contraddistingueva da subito - sottolineano gli investigatori - per l'elevata reticenza da parte dei sospetti nonché per le estreme cautele adottate nelle comunicazioni da parte dei personaggi intercettati. Le articolate attività tecniche hanno consentito alla polizia di risalire, progressivamente, sulla scorta di elementi definiti convergenti, ai soggetti ritenuti autori della rapina. Gli investigatori della Squadra Mobile e dello Sco hanno così localizzato e tratto in arresto in Albania, con la collaborazione delle autorità di quel Paese e nell'ambito dei trattati di cooperazione internazionale, Gioka e Laska. Entrambi - è emerso dall'indagine - erano ripartiti, in tutta fretta per l'Albania il 7 aprile, giorno successivo a quello del duplice omicidio. Rintracciato a Roma, come detto, Gjergji. Alle 11 in Questura, a Perugia, gli investigatori terranno un incontro con la stampa.

MOVENTE PREZIOSI EX ORAFO, ERANO IN CASSAFORTE NON APERTA DAGLI ARRESTATI - Cercavano l'oro che Sergio Scoscia custodiva in una cassaforte i tre albanesi arrestati dalla polizia per l'omicidio dell'ex orafo e della madre Maria Raffaelli. L'ipotesi degli investigatori è quindi quella di un tentativo di rapina finito male.

Scoscia era particolarmente stimato per il suo lavoro che continuava a svolgere seppure in maniera non ufficiale. Nella cantina della casa aveva allestito un laboratorio con una cassaforte (non aperta dai banditi) protetta da una parete finta. All'interno la polizia ha trovato gioielli di sua proprietà per circa 150 mila euro. Limatura d'oro e qualche anellino sono stati invece trovati su un tavolo vicino. Dall'indagine è emerso che i malviventi avevano prima legato con camicie e tende la Raffaelli poi morta per un malore. Quindi avevano colpito il figlio con delle martellate alla schiena - ritengono gli investigatori - per fargli rivelare dove fosse la cassaforte. Non è chiaro se l'ex orafo si fosse rifiutato di farlo o non ne abbia avuto il tempo. E' infatti morto strozzato con le mani legate da una cinta, dopo essere stato probabilmente gettato a terra.

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