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Acqua: arsenico e fluoruri nei rubinetti di 1 mln di italiani

Dossier Legambiente, oro blu 'fuorilegge' in 112 comuni

30 luglio, 13:46
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Dai rubinetti di un milione di cittadini esce acqua potabile non sicura, con tracce di boro, fluoruri e soprattutto arsenico in quantità superiore ai valori stabiliti dalla legge. Lo denuncia un dossier di Legambiente e Cittadinanzattiva, secondo cui sono 112 i comuni italiani interessati da deroghe che servono a ''prendere tempo e ripristinare i valori al di sotto dei limiti consentiti''.

A tracciare la mappa dei comuni 'fuorilegge' e' il dossier ''Acque in deroga'', che ricostruisce la questione delle deroghe dal 2003 a oggi. Attualmente i problemi si registrano in tre regioni - il Lazio con 90 comuni coinvolti, la Toscana con 21 e la Campania con uno - ma tra il 2003 e il 2009 anche Emilia Romagna, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Trentino Alto Adige, Umbria e Veneto hanno richiesto le deroghe, triennali e rinnovabili due volte, concesse dal ministero della Salute e, nel secondo rinnovo, dalla Commissione europea.

"Il problema è che in Italia lo strumento della deroga, inizialmente previsto solo come misura transitoria per dare tempo alle autorità competenti di realizzare gli interventi necessari, è stato adottato con leggerezza, trasformandosi in un espediente per prendere tempo e alzare i limiti di legge rispetto ad alcune sostanze fuori parametro", spiega Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente.

'"Per fermare questa cattiva abitudine è dovuta arrivare, nel 2010, la bocciatura della Commissione europea, chiamata in causa dall'Italia per ottenere la concessione del terzo triennio di deroga", rileva Zampetti. Lo stop di Bruxelles "è giunto inaspettato, ma ha avuto il merito di innescare un'accelerazione degli interventi di ripristino dei parametri dell'acqua grazie a cui alcune amministrazioni comunali non hanno avuto più bisogno di chiedere deroghe".

Dopo gli interventi sono ancora 112 i comuni 'fuorilegge', che dovranno mettersi in regola entro la fine del 2012 secondo quanto previsto dal decreto legislativo n. 31 del 2001. Ciononostante, evidenzia il dossier, "in alcuni comuni del viterbese si denunciano gravi ritardi nella realizzazione di impianti di potabilizzazione, e in molti si sono registrati di recente valori di molto superiori al limite concesso temporaneamente dalla deroga".

"Anche il settore delle acque potabili conferma come l'Italia sia il Paese dove niente è più definitivo del provvisorio'', afferma Antonio Gaudioso, neo segretario generale di Cittadinanzattiva. "Per assicurare la tutela della salute dei cittadini, ai sindaci interessati chiediamo un'operazione di trasparenza per quanto riguarda i dati di qualità dell'acqua e un'informazione costante alla cittadinanza da realizzare con il diretto coinvolgimento delle organizzazioni civiche".


LA SITUAZIONE NELLE REGIONI

LAZIO. La presenza di arsenico nella regione è di origine naturale, da ricondursi alla natura vulcanica di gran parte del territorio. Per far fronte alle situazioni più critiche, è stata nominata commissario delegato la presidente della Regione Lazio ed è stato siglato un protocollo d'intesa tra l'assessore all'Ambiente e il presidente della Provincia di Viterbo. Il protocollo prevede una serie di interventi, come l'installazione di dearsenificatori e progetti per la diluizione delle acque, soprattutto per la provincia di Viterbo ed alcuni comuni a nord di Roma. La spesa complessiva per gli interventi, finanziati dalla Regione, ammonta a 11 milioni di euro.

Il rientro nei limiti di legge è fissato per tutti i comuni interessanti al 31 dicembre 2012. Ciononostante, in alcuni comuni del viterbese si denunciano gravi ritardi nella realizzazione di impianti di potabilizzazione, e in molti (Capranica, Carbognano, Castel Sant'Elia, Civita Castellana, Farnese, Ronciglione, Sutri, Vetralla, Villa San Giovanni in Tuscia e in alcune frazioni di Viterbo) si sono registrati di recente valori di molto superiori ai 20 µg/l, il limite concesso temporaneamente dalla deroga, suscitando molte proteste da parte della cittadinanza.

CAMPANIA. La regione Campania è interessata dal parametro fluoruro, presente nell'acqua destinata al consumo umano per cause naturali (falda endogena di origine vulcanica). Al momento un solo comune è in deroga, la frazione Tossici del comune di Nola, fino al 31 dicembre 2012. Altri 13 comuni  sono stati interessati da deroghe fino alla fine 2010 e alcuni di questi hanno richiesto un deroga per il 2011, rifiutata dalla Commissione europea in quanto sarebbe stata la quarta deroga, non prevista per legge.

Gli interventi previsti per ripristinare la qualità riguardano la costruzione di un nuovo acquedotto per apportare acqua di qualità da altre fonti di approvvigionamenti privi di contaminazione. L'ammontare degli investimenti è pari a circa 30milioni di euro. Nel primo semestre 2011 sono state sostanzialmente completate le attività per la messa in esercizio del tratto terminale del Sistema Alto e dell'intero sistema di adduzione regionale denominato 'Sistema Primario'. Il quasi completamento dei lavori  dell'acquedotto ha consentito il rientro del parametro fluoro.

TOSCANA. Nella regione attualmente le deroghe interessano i parametri boro e arsenico in 21 comuni nelle province di Arezzo, Livorno, Pisa e Siena. La Toscana ha messo in campo misure di emergenza in sostituzione delle autorità locali, in particolare per azioni di informazione da parte delle aziende sanitarie interessate e di coordinamento dei diversi soggetti.

I lavori previsti, che riguardano la costruzione di sistemi di trattamento delle acque, sistemi di miscelazione, la connessione a nuove aree di approvvigionamento idrico, e la costruzione di nuovi acquedotti, hanno richiesto un investimento di circa 20 milioni di euro, e sono in linea con il cronoprogramma previsto che stabilisce il rientro dei parametri in deroga entro dicembre 2012.


Il dossier è consultabile su www.legambiente.it e www.cittadinanzattiva.it.

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