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Una biblioteca scritta nel Dna

Sta sulla punta di un dito

18 agosto, 22:08
Gli archivi del futuro parlano il linguaggio della vita (fonte: Ben Casey) Gli archivi del futuro parlano il linguaggio della vita (fonte: Ben Casey)

   Immagazzinare interi libri nella molecola della vita con un'efficienza senza precedenti, al punto da memorizzare fino a 70 miliardi di testi nella doppia elica del Dna, in uno spazio che sta sulla punta di un pollice: diventa possibile combinando una nuova generazione di tecniche di sequenziamento del codice genetico con una nuova strategia che permette di codificare una quantita' di informazioni mille volte superiore quella che finora e' stato possibile immagazzinare nel Dna. Lo ha dimostrato, sulla rivista Science, il genetista George Church, dell'universita' di Harvard, che ha registrato nel Dna il suo ultimo libro, intitolato ''Regenesis, come la biologia sintetica reinventera' la natura e noi stessi''.
   Testo, immagini e formato del libro sono stati tradotti nel codice binario e racchiusi nel Dna con una densita' senza precedenti, pari a un milione di gigabit per millimetro cubo. Teoricamente circa quattro grammi di Dna sono sufficienti per immagazzinare tutti i dati digitali prodotti in tutto il pianeta nell'arco di un anno.
   Il libro e' stato codificato in blocchi di dati delle dimensioni di 96 bit, ognuno con una guida per l'assemblaggio delle dimensioni di 19 bit, per un totale di 54.898 blocchetti, ognuno dei quali e' una sequenza dI Dna ''Vogliamo dimostrare che il mondo moderno e' pieno di zero e uno, non solo di lettere dalla A alla Z'', hanno detto gli autori.
   Non e' la prima volta che delle informazioni vengono archiviate nella molecola della vita, ma non era mai accaduto prima d'ora che questa tecnologia fosse tanto efficiente. E' il primo passo concreto per fare del Dna il cuore delle ,  morie del futuro, grazie alle sue qualita' straordinarie di densita' e di stabilita': basti pensare che questa molecola e' al lavoro senza sosta da 3,5 miliardi di anni. Un altro vantaggio e' la capacita' di funzionare perfettamente con una minima quantita' di energia e a temperatura ambiente. ''Puoi metterlo ovunque, nel deserto o portarlo con te e sara' ancora li' 400.000 anni piu' tardi''.
   Mentre altri progetti di archiviazione di dati nel Dna hanno utilizzato molecole prelevate da batteri, il gruppo di Harvard ha preferito utilizzare microchip di Dna. ''Abbiamo appositamente evitato di utilizzare cellule viventi'', ha detto Church. ''In un organismo - osserva - il messaggio introdotto artificialmente e' una piccola frazione dell'intera cellula e questo significa che c'e' una grande quantita' di spazio inutilizzato''. Ma soprattutto ''c'e' il rischio che avvenga una mutazione che cancelli completamente il messaggio archiviato'' L'ostacolo che adesso resta da superare e' la lentezza del processo, notevole se confrontata con quella di altre tecniche sperimentali di immagazzinamento dell'informazione.
 

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