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Cervello embrioni pulcini puo'svegliarsi dopo 80% gestazione

Pulcini nel guscio 'destati' da 'voce' genitori

03 maggio, 18:08
(ANSA) - ROMA, 03 MAG - Il cervello di un futuro pulcino 'si sveglia' quando e' trascorsa almeno l'80% della gestazione (dopo il 7/o mese per noi).

Lo svela uno studio canadese su embrioni di pulcino nel guscio: il loro cervello puo' essere 'destato' prima della schiusa ma solo da suoni che in natura i polli inviano ai pulcini per avvertirli di un imminente pericolo.

Pubblicata su Current Biology, la scoperta ha implicazioni per i prematuri: certi suoni potrebbero svegliarne il cervello prematuramente e condizionarne lo sviluppo.

''Abbiamo scoperto - spiega all'ANSA Evan Balaban della McGill University - che il cervello dell'embrione si sveglia quando e' trascorso l'80% della gestazione, quindi per l'uomo circa 7,2 mesi o un po' dopo visto che il cervello umano rispetto a quello dei polli e' meno sviluppato alla nascita''.

Lo studio suggerisce anche che ''i suoni che penetrino in utero dopo il 7/o mese potrebbero influenzare lo sviluppo del cervello, ma solo - precisa - se sono sufficientemente forti, abbastanza da svegliare il cervello del feto nel grembo materno.

Tale eventualita' non e' remota per i prematuri, che perdono anzitempo la protezione uterina dai suoni''.

Gli esperti hanno esposto embrioni di pulcino (nel loro guscio) a due tipi di suoni: quelli normalmente emessi dai polli per segnalare un pericolo e altri creati in laboratorio usando il verso dei polli, ma senza significato. E' emerso che i primi sono in grado, quando lo sviluppo dell'embrione e' ormai all'80% completato, di destarne il cervello che cosi' inizia a reagire a quei suoni e ad avere il classico ritmo sonno-veglia e il regime di attivita' normalmente assunti solo dopo la schiusa. ''Prima di quell'eta' gestazionale - spiega - il cervello e' spento (in una condizione simile a quella indotta dall'anestesia) e nessun suono puo' destarlo. Ma dopo, eventi importanti (come l'ascolto di certi suoni) possono destarlo, modificandone l'attivita' e quindi anche il successivo sviluppo''. Questo e' da tenere in conto per limitare al massimo l'influenza dell'ambiente esterno sullo sviluppo del cervello dei prematuri.(ANSA).

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