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Certificazione in sanita', le sfide per istituzioni e utenti

Intervista a Massimo Dutto di Bureau Veritas

18 giugno, 20:11
Bureau Veritas Bureau Veritas

La certificazione di qualita' in campo sanitario non vissuta come fardello burocratico ma come strumento di identita' e garanzia di servizi di qualita' accessibili per il paziente. Una sorta di passaporto aziendale che, in linea con i parametri della certificazione Iso 9000, rende comparabili e classificabili interi ospedali, Usl, singole strutture sanitarie, oppure percorsi specifici. E' questo l'obiettivo di Bureau Veritas, attiva nel campo medico-sanitario dal 1990 con una linea di prodotto dedicata alla sfera salute. A illustrare queste problematiche e' Massimo Dutto, responsabile Sanita' di Bureau Veritas, fra i leader mondiali nella valutazione ed analisi dei rischi legati alla qualita', all'ambiente, alla salute, alla sicurezza e alla responsabilita' sociale. Un organismo internazionale presente in 140 Paesi, tra cui l'Italia.

 

L'ACCREDITAMENTO E' UNA COMPETENZA PUBBLICA, COME SI INTEGRA IL VOSTRO LAVORO ?

Non siamo in conflitto con le strutture pubbliche, tanto è vero che ci chiamano loro. E sempre piu', negli ultimi anni, chiedono a noi di risolvere il problema perche' spesso hanno raggiunto il top dal punto di vista clinico, ma manca la confrontabilita'. La stessa Agenas, insieme a Federsanita', ci hanno chiesto di accompagnarli all'estero per comparare la gestione del rischio clinico. Vorremmo essere considerati non come mero ente di certificazione, ma un ente che va nella verifica del rischio clinico. Un percorso attuato in 1900 strutture in Italia. Stiamo peraltro cercando di portare trasparenza nel settore della salute.

 

ESISTE QUINDI UN METODOLOGIA BUREAU VERITAS NELLE CERTIFICAZIONI SANITARIE?

Si', la nostra linea guida e' verificare la conformita' alle norme a beneficio dei pazienti. Ad esempio sulla verifica del rischio clinico quello che è normalmente vissuto come un aspetto burocratico formale ha ora il paziente al centro. Su questo abbiamo alzato il tiro, e siamo diventati anche partner delle Regioni per l'accreditamento. Per legge, ogni Regione deve qualificare i propri fornitori. E noi abbiamo sviluppato specifici modelli: per esempio in Friuli Venezia Giulia sui centri trasfusionali e la procreazione medica assistita. Abbiamo contribuito nella formazione degli accreditatori in Emilia Romagna e in Veneto. Attualmente stiamo lavorando in Alto Adige dove abbiamo trasformato un bisogno, quello della ridefinizione in logica di rischio clinico del processo. Il modello sviluppato, in concerto con un board scientifico internazionale, identifica le strutture nelle quali è possibile svolgere queste prestazioni.

 

UNO DEI 'CANTIERI APERTI' NELLA POLITICA SANITARIA E' L'ACCREDITAMENTO DELLE SOCIETA' SCIENTIFICHE. QUAL E' IL VOSTRO CONTRIBUTO?

Il problema e' annoso, gia' il ministro Turco era preoccupata per il proliferare di test genetici. Bureau Veritas ha elaborato un modello per l'accreditamento delle strutture. E in questo processo e' Bureau Veritas garantisce la terzieta'. Lo abbiamo fatto, ad esempio, con la Societa' italiana di genetica umana, SIGU. E ugualmente con la Società Italiana di Medicina Nucleare (AIMN); anche qui verifiche miste. E rilascio di modelli di accreditamento per i quali garantiamo la confrontabilita'. Lo stesso abbiamo fatto per i Medici Cardiologi Ospedalieri. Questo standard lo stiamo traducendo in inglese, su richiesta della SIGU, in accordo con il ministero; in questo momento lo si sta promuovendo a livello europeo per farne un modello valido in tutta Europa.

 

AVETE AZIONI IN CAMPO DELL'ASSISTENZA E DEL SOCIALE?

Abbiamo sviluppato con una struttura di settore (OTTIMA SENIOR) un vero e proprio manuale per l'area della demenza che rivede il carico del caregiver (coloro che si occupano di offrire cure), ottimizza il consumo di farmaci, e soprattutto salvaguardia la dignita' alle persone.

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