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Ceo Hyundai, non ci interessa stabilimento in Italia

Ammiro capacita' Marchionne in economie di scala

27 giugno, 19:33
Il ceo di Hyundai, Mong-Koo Chung Il ceo di Hyundai, Mong-Koo Chung

di Graziella Marino

SEOUL - ''Uno stabilimento in Italia? No non ci interessa'', ma ''stiamo per partire con una collaborazione con Bmw sui semiconduttori, prevalentemente nel settore legato alle propulsioni alternative''. A parlare e' Mong-Koo Chung, presidente e Ceo, nonche' proprietario, della Hyundai Motor Group, che comprende i marchi Hyundai e Kia ed e' il quinto costruttore mondiale di automobili con 6,65 milioni di vetture nel 2011 e l'obiettivo di arrivare a 7 milioni nel 2012. Il numero uno del gruppo coreano, parlando con i giurati del premio 'Top Manager Mondo' del mensile InterautoNews, quest'anno assegnato a Mong-Koo Chung, quando parla dell'Italia non fa un riferimento esplicito allo stabilimento di Termini Imerese.

Ma la frase, inserita nel contesto degli attuali sviluppi della vicenda dello stabilimento siciliano ex Fiat, potrebbe essere un'utile informazione per il ministero dello Sviluppo economico, che nei prossimi giorni starebbe per avviare degli incontri con 17 case automobilistiche estere per verificarne l'interesse a rilevare la fabbrica di Termini Imerese dopo il naufragio dell'operazione Dr Motor.

Mong-Koo Chung si dice anche ''non interessato'' ad accogliere il recente invito, rivolto da Sergio Marchionne a tutti i costruttori concorrenti, a produrre negli stabilimenti del gruppo Fiat. ''Vogliamo concentrarci sulla qualita' e questo - precisato Mong-Koo Chung - è possibile soltanto se produciamo dentro i nostri stabilimenti e non in altri perché solo così possiamo avere il controllo totale su quello che facciamo''. Il numero uno coreano sottolinea pero' che l'amministratore delegato della Fiat ''sta facendo un ottimo lavoro'' che Hyundai ''segue molto da vicino''. Mong-Koo Chung si dice ''molto impressionato'' dalla capacita' di Marchionne ''di sfruttare gli stessi modelli di vetture e di commercializzarli con marchi diversi in diversi continenti''. Lo sviluppo delle economie di scala, infatti, e' una delle priorita' del gruppo Hyundai, che ha nel mondo 15 piattaforme (nel 2011 erano 18) ma vuole arrivare al piu' presto a 12.

Non piace invece a Mong-Koo Chung il recente invito di Marchionne, nella sua veste di presidente di turno dell'Acea, ad avviare una revisione dell'accordo di libero scambio firmato l'anno scorso tra l'Unione europea e la Corea del Sud perche' non darebbe i benefici sperati vista la forte discrepanza tra le vetture importate dalla Corea e quelle esportate dall'Europa in Corea. Secondo i dati riferiti dalla Hyundai, invece, negli ultimi anni ci sarebbe stata una forte accelerazione delle vetture importate in Corea che sono tra il 10 ed il 12% del mercato, mentre tre anni fa erano appena al 3%. Certo, in un paese dove tra Hyundai e Kia occupano il 75% del mercato interno non c'e' molto spazio per le vetture estere, se non per quelle di lusso. I primi cinque importatori, infatti, sono Bmw, Mercedes, Lexus, Audi e Volkswagen. Altro discorso interessante affrontato da Mong-Koo Chung e' quello delle alleanze.

Premesso che il gigante coreano e' l'unico costruttore al mondo che ha una propria acciaieria che produce totalmente per la propria industria automobilistica, potrebbe pero' essere interessato a collaborazioni sul fronte tecnologico. Ora, dice il numero uno di Hyundai Motor, ne sta per partire una ''con Bmw sui semiconduttori, prevalentemente nel settore legato alle propulsioni alternative''. Una affermazione che si sposa bene con la notizia di una possibile uscita della casa di Monaco dall'alleanza sui motori ibridi stretta con il gruppo Psa Peugeot Citroen, dopo che quest'ultimo ha siglato a febbraio una alleanza strategica con Gm.

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