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Incentivi a auto elettrica: Federauto, chi paghera' il flop?

Soldi buttati. Varati contro il parere di tutta la filiera

06 agosto, 18:54
Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto

ROMA - Gli incentivi all'auto elettrica sono stati varati ''contro il parere di tutti gli attori della filiera automobilistica italiana'' e questo, per il presidente di Federauto Filippo Pavan Bernacchi, ''è un atto di forza assurdo di cui non si comprendono le ragioni''. Anche perche', trattandosi di ''incentivi legati a un fondo a esaurimento, tra l'altro molto esiguo, equivalgono a milioni di euro buttati''. E quando, ''alla fine del triennio ci si renderà conto del flop - si chiede Pavan Bernacchi - chi pagherà?''.

Precisando che la misura inserita nel decreto Sviluppo trasformato in legge la scorsa settimana interessa in misura minore le auto con emissioni di CO2 non superiori a 120 g/km, il presidente dell'associazione che riunisce i concessionari auto presenti in Italia ricorda che mentre ''Fiat era contraria a ogni tipo di intervento, a prescindere, l'Anfia, l'associazione che rappresenta la filiera dell'industria automobilistica, l'Unrae, che rappresenta i costruttori esteri, e Federauto, pur essendo a favore di misure volte a svecchiare il circolante, sono state unanimi nel condannare pubblicamente questo provvedimento ritenuto dannoso, insufficiente e controproducente''. Anche perche' ''il fatto di farli partire dal 2013 - precisa Pavan Bernacchi - potrebbe congelare la domanda, già ai minimi storici, che ci pone tra gli ultimi in Europa''. Questi incentivi ''creeranno confusione, non allargheranno il mercato, e quando alla fine del triennio ci si renderà conto del flop chi pagherà? Non certo purtroppo - sottolinea il presidente di Federauto - chi li ha varati. Tutto questo - aggiunge - senza che il Ministro Passera abbia sentito le associazioni della filiera, che da mesi attendono di essere ascoltate''.

Infine Federauto sottolinea che ''si è voluto infilare queste norme, di iniziativa parlamentare, in un 'decretone' che dopo essere passato alla Camera, nonostante le proteste di tutti gli addetti ai lavori, non poteva più essere stralciato o modificato dal Senato. A meno che non si fosse disposti a farlo tornare alla Camera generando le ovvie ripercussioni sui mercati internazionali. Un modus operandi - conclude Pavan Bernacchi - molto discutibile''.

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