Terrorismo: soldi riscatti alimentano azione Aqmi

Analista, Stati occidentali hanno pagato milioni di euro

26 aprile, 11:48

(di Diego Minuti) (ANSAmed) - TUNISI, 26 APR - Se al Qaida nel Maghreb islamico ha potuto non solo estendere le sue attivita' nel Sahel, ma anche gettare la sua ombra sinistra su altri Paesi, quelli dell'Africa occidentale, molte delle responsabilita' cadono sulle spalle dei Paesi occidentali e della loro decisione di pagare per il rilascio di loro connazionali, rapiti direttamente o ceduti da altri al gruppo jihadista. Ne e' convinto il giornalista Serge Daniel che, su questa caratteristica di al Qaida nel Maghreb islamico ha scritto un libro, ''Aqmi, l'industria del rapimento'', che e' diventato una piccola Bibbia per chi cerca di penetrare la cortina di mistero che questo gruppo, sanguinario e determinato, ha eretto intorno a se' e alle sue attivita'.

Serge Daniel, intervistato dal sito Maliweb, parla di quelli che per lui sono elementi oggettivi e sui quali non sembra avere dubbi. I Paesi occidentali, pur di vedere liberi i loro cittadini la cui prigionia e' ''gestita'' da Aqmi, sono pronti a mettere subito mano al portafoglio e a sganciare molti milioni di dollari o euro. L'elenco che l'analista fa di questi riscatti pagati e' lungo e dettagliato, anche qualche ''mancanza'' che induce a sospetto c'e'. Per Daniel negli ultimi anni nella cassaforte di Aqmi sono arrivati soldi da Spagna (tra 8 e 9 milioni di euro), Canada (''qualche milione''), Austria (tra 2,5 e 3,5 milioni), Germania (cinque milioni). Dell'elenco fa parte anche l'Italia che, per lo studioso, ha pagato tre milioni di euro per la liberazione di suoi ostaggi. Singolare la posizione della Svizzera, il solo Paese di cui egli non fornisce cifre, ma che si limita, in modo singolare, a definire ''molto generosa con chi prende ostaggi''.

Un fiume di denaro che e' corso, per anni, al di la' dei dinieghi con cui, ufficialmente, i singoli Stati hanno respinto l'ipotesi o il sospetto di avere pagato, di fatto creando un canale di trattativa con quelli che restano sempre pericolosi elementi, in deroga al principio internazionale del ''con i terroristi non si tratta''. Ma cosa ha fatto, e continua a fare, al Qaida nel Maghreb islamico con questi soldi? Oltre a finanziare la sua complessa macchina organizzativa, acquista armi e con essa attrezza gli uomini che ingaggia per ingrossare le proprie file. Perche' si tratta di veri e propri ingaggi, dal momento che e' ben difficile pensare che tutti i miliziani siano mossi dalla molla religiosa, rendendo piu' fondata l'ipotesi di una motivazione ''biecamente'' economica.

Di questo Daniel non parla, ma cita solo un episodio: tra i jihadisti che sono entrati a Timbuctu' c'erano anche dei ragazzi originari proprio della citta' maliana che erano andati a lavorare in Libia. Ora si e' scoperto che i soldi che mandavano a casa veniva direttamente dalle casse di qualcuna delle Katibat (le brigate) di al Qaida nel Maghreb.(ANSAmed).

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