Investire nel Med, e' anche questione di buona informazione

Seminario assemblea Aman, media servano ad accorciare distanze

27 giugno, 20:20

(ANSAmed) - ROMA, 27 GIU - Prossimita' geografica e complementarieta' economica sono importanti, ma non bastano: per favorire l'integrazione dei mercati tra sud e nord del Mediterraneo, e perche' l'Italia possa svolgere un ruolo primario nel fare della regione un'area di libero scambio, bisogna anche avere il ''coraggio di superare'' le visioni che si hanno gli uni degli altri. A sottolinearlo e' Riccardo Monti, presidente dell'Istituto Nazionale per il Commercio Estero (Ice), uno dei relatori della tavola rotonda su "Gli investimenti italiani all'indomani della Primavera araba", organizzata dall'Ansa in occasione dell'Assemblea dell'Aman, l'Alleanza delle agenzia di stampa del Mediterraneo.

''La nostra percezione rimane ancora troppo eurocentrica'', secondo Monti, e ''abbiamo dimenticato il nostro vicino di casa''. ''Fondamentale'' dunque proprio il ruolo delle agenzie di stampa e degli altri media, sottolinea, per creare ''l'humus'' necessario a far nascere quel decennio di sviluppo nella regione per il quale ci sono tutte le condizioni. Un concetto sottolineato anche dall'amministratore delegato dell'Ansa Giuseppe Cerbone, secondo il quale, perche' l'Italia possa raccogliere le opportunita' presenti nel Mediterraneo e dare la necessaria fiducia alle imprese, serve ''una chiara e trasparente informazione''. Valutazione condivisa da Biagio Matranga, direttore generale Banca Ubae, secondo il quale investiamo ancora troppo poco in Nord Africa ''perche' conosciamo molto poco del Nord Africa'', nonostante le''affinita' culturali molto antiche''. E naturalmente non tutti i Paesi sono uguali: se le petromonarchie del Golfo cercano occasioni di investimento in altri Paesi, Algeria, Marocco e Tunisia ''hanno un grande bisogno di creare economia produttiva nel loro Paese''. E anche la Libia, dove solo fra pochi giorni si svolgeranno le prime elezioni dalla caduta di Gheddafi, ha gia' varato una legge - riferisce ancora Matranga, precisando che si tratta della 103/2012 - che prevede una partecipazione estera fino ad un massimo del 65%, e in certi casi anche dell'80%, di una societa' costituita nel Paese. Sebbene le rivolte iniziate un anno e mezzo fa abbia provocato una rallentamento degli investimenti da parte italiana, osserva da parte sua il presidente della Camera di commercio Italo-Araba Sergio Marini, in questi ultimi mesi si e' notato un ritorno di interesse molto rilevante. E l'Italia, rileva, ha dalla sua il vantaggio di un'alta specializzazione da offrire alle economie dell'area. Di un quadro diversificato a seconda dei Paesi parlato Massimo D'Aiuto, amministratore delegato e direttore generale della Simest, finanziaria di sviluppo e promozione delle imprese italiane all'estero: giudicando positive le prospettive per l'Algeria, dove gli investimenti sono ancora in crescita anche nel 2011, e anche per l'Egitto e la Tunisia nonostante il calo dell'ultimo anno. E dicendosi fiducioso in una ripresa anche in Libia, dove e' stato creato un nuovo desk a Tripoli. Ma anche per D'Aiuto il ruolo delle agenzie e dei media e' fondamentale, perche' ''le distanze siano sempre piu' corte''.

Presenti al dibattito anche Marco Bruschini per l'Enit, l'agenzia nazionale per il turismo; Lucio Battistotti, direttore della Rappresentanza della Commissione Ue in Italia, e Daniel Ractliff, dell'ufficio informazione del Parlamento europeo.

(ANSAmed).

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