Diritti Umani: Rapporto mette Marocco sotto accusa

'Nel Regno ancora troppe violazioni' secondo Amdh

20 luglio, 11:16

(di Stefano Oliviero) (ANSAmed) - RABAT, 20 LUG - Le violazioni dei Diritti umani in Marocco riflettono la mancanza di una reale volontà politica dello Stato di rispettare i diritti e le libertà, nonostante gli impegni presi a livello nazionale ed internazionale. E' quanto sostenuto da Khadija Ryadi, presidente dell'Associazione marocchina di difesa dei diritti umani (AMDH), a Rabat, presentando il rapporto 2011 sui diritti dell'Uomo in Marocco. "Il Marocco - ha dichiarato la Ryadi - ancora tergiversa riguardo la ratifica di numerose carte internazionali e convenzioni sui diritti umani" e continuano "le riserve e le dichiarazioni interpretative delle convenzioni ratificate".

L'AMDH, nel 2011, ha registrato "numerose violazioni commesse direttamente o indirettamente dallo Stato, che attentano al diritto alla vita", come, ad esempio, "le violenze inflitte ai cittadini nei locali della polizia e nei luoghi pubblici", o "nelle prigioni a causa del sovraffollamento, dell'assenza delle condizioni igieniche e dell'aumento della violenza". Violazioni ''commesse da differenti forze delle autorità pubbliche, attraverso differenti mezzi, sono divenute pratica comune contro i cittadini e soprattutto contro il movimento popolare nato con il Movimento del 20 febbraio".

Anche le libertà pubbliche hanno conosciuto ''regressioni concrete'' con violazioni che diventano ancora più frequenti nel caso di "libertà di stampa, libertà sindacale, libertà di circolazione" ed, in particolare, per le manifestazioni pacifiche, per "interventi violenti delle forze dell'ordine e l'utilizzo eccessivo della forza fuori dalla legalità''. Per quanto riguarda la libertà di stampa, il rapporto ne denuncia la violazione ed un controllo dello Stato sui media pubblici, attraverso la restrizione del "diritto di accesso all'informazione e facendo subire dei processi inequi a dei giornalisti", sfociati in ingiuste sentenze o on processi che non sono equi. Pratica diffusa, in quanto "gli apparati esecutivi dello Stato continuano ancora a servirsi del sistema giudiziario per fargli pronunciare delle sentenze ingiuste nei processi inequi nei quali sono perseguite le vittime della repressione della libertà di opinione e di espressione, della libertà di stampa, i sindacalisti, gli attivisti politici, i partecipanti alle proteste sociali, i difensori dei diritti umani". Preoccupazioni desta anche il diritto all'istruzione.

Persiste "il problema della dispersione scolastica per ragioni relative alla povertà, alla qualità dell'insegnamento e alla discriminazione fra i sessi". Inoltre restano insufficienti gli sforzi dello Stato contro l'analfabetismo: "le statistiche dell'UNESCO stimano che il tasso di marocchini adulti, che non sanno ne leggere ne scrivere, è del 44 per cento e che nella fascia di età fra i 15 e 24 anni, questo tasso è dell'ordine del 21 per cento la cui maggioranza sono donne".

Poi le donne ''continuano a subire differenti forme di violenza, mentre lo Stato esita a promulgare la legge relativa alla protezione delle donne contro la violenza e si attarda ad imporre il rispetto della altre leggi, a dispetto della loro debolezza". Anche i diritti dei bambini sono "sempre oggetto di numerose violazioni con in testa lo sfruttamento economico e sessuale che assume delle dimensioni gravi". (ANSAmed).

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA