Crisi: fallimenti piegano nord, boom Campania e Lazio

Male Milano, industria in difficolta', tengono piccole regioni

09 aprile, 17:53

(di Alfonso Neri) (ANSAmed) - MILANO, 9 APR - Lombardia e Milano. Poi tutto il Nord Ovest, ma male anche il Veneto. Non e' una bella fotografia quella scattata dal Cerved sulla diffusione dei fallimenti, perche' colpisce gran parte del cuore produttivo dell'Italia. E la crisi, soprattutto dall'anno scorso, e' arrivata anche in Campania e Lazio, dove l'esplosione di 'crack' aziendali nel 2011 e' stata rispettivamente del 30 e del 23%. Secondo dati del gruppo di analisi d'impresa e di valutazione del rischio di credito esaminati dall'ANSA, dal 2009 - anno dal quale i fallimenti sono esplosi con la crisi mondiale - sono 17mila i crack di imprese del Nord, con l'area Occidentale (Lombardia e soprattutto Milano, poi Piemonte e Liguria) in chiara difficolta', mentre 'tiene' meglio il Nord Est, anche se il Veneto fatica. E parecchio. Un quarto delle chiusure sono invece di imprese meridionali (8.358), il 22% del Centro Italia, con 7.284 fallimenti. Anche uno studio sulla frequenza dei crack, cioe' il numero di imprese chiuse ogni 10mila attive (Insolvency ratio, Ir), conferma il dato: dall'inizio della crisi la Lombardia e' prima con un tasso di oltre 27 aziende che hanno cessato l'attivita' per fallimento ogni 10mila aperte. E Milano e' prima tra le province con un Insolvency ratio a quota 34. Quasi la meta' dei 33mila fallimenti totali (oltre 15mila) ha riguardato imprese che operano nel terziario, il 23% aziende dell'edilizia (7.535), il 21% societa' manifatturiere (poco meno di 7mila). Ma, confrontando le procedure di chiusura col numero di imprese operative, e' evidente che i crack hanno colpito con maggiore intensita' l'industria (che accusa un Insolvency ratio nei tre anni di 38,7) e le costruzioni (28,5), rispetto ai servizi (Ir 16,9) e agli 'altri settori' (9,1). E il problema appare in ampliamento: nel solo anno scorso la Lombardia e' arrivata a un Insolvency ratio di 30,7 punti, Milano di 39. Ma nel 2011 il trend peggiore e' stato accusato da altre due Regioni: per maggior numero di fallimenti in assoluto la prima rimane la Lombardia (2.673, +9,8%), ma in Campania la crescita del solo anno scorso e' stata quasi del 30% (esattamente del 29,6%, oltre quota mille imprese chiuse), e nel Lazio del 23,4%, a un totale di 1.253 crack aziendali. Male anche in Veneto, dove un tempo si diceva vi fosse un'impresa ogni abitante: e' la seconda Regione dall'inizio della crisi per numero totale di imprese chiuse (3.225) dopo la Lombardia (oltre 7mila) e seguita da vicino dal Lazio (3.151).

Ma almeno l'anno scorso nella Regione piu' rappresentativa del Nord Est il trend di fallimenti e' rallentato del 4% dopo il boom del 34% accusato nel 2010. Per questi anni di recessione l'Insolvency ratio del Veneto e' in media di 22,7 punti, mentre i risultati migliori sono delle piccole Regioni: Valle D'Aosta 7,5, Basilicata 9, Molise 10,9. Nel 2011 in Italia - secondo quanto gia' emerso dagli studi Cerved - si e' arrivati al massimo livello di fallimenti da quando e' iniziata la crisi, a 12.094 'crack', che e' anche la quota piu' elevata da quando e' stata riformata la disciplina del settore. Tra il 2009 e il 2011 per fallimento in Italia si sono persi 300mila posti di lavoro.

(ANSAmed).

© Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati