(di Cristiana Missori)
(ANSAmed) - ROMA, 9 LUG - Indigenza e grande dignita';
anziani che piangono i loro figli massacrati in quei maledetti
giorni di settembre 1982, e bambini che cercano di immaginare un
futuro migliore. Chiaroscuri che ben descrivono la vita di oggi
nei campi profughi palestinesi di Sabra e Chatila, periferia di
Beirut, proposti nelle immagini di Laura Cusano, nella mostra
"Notte molto nera - Sabra e Chatila, una memoria scomoda", da
oggi alla Casa della Memoria di Roma.
Venti scatti per non dimenticare, trent'anni dopo, il
massacro ordito dalle milizie cristiane libanesi in una zona
controllata dagli israeliani, come ricorda la fotografa e
antropologa ad ANSAmed. "Nel 2010 sono stata in Libano al
seguito del 'Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila', nato
dieci anni prima per volonta' del giornalista scomparso Stefano
Chiarini, con l'intento di sottrarre il massacro dall'oblio".
Nei campi la Cusano rimane una settimana. "Ho potuto vedere e
quindi raccontare da un punto di vista privilegiato le
condizioni in cui vivono le migliaia di persone, anziani e
giovani che affollano i campi". Immagini dense e forti che
parlano si' di disagio, e disperazione, ma anche di dignita' e
speranza dei piu' piccoli. "Identita' sospese", come lei stessa
le definisce, perche' non sono né libanesi, né palestinesi, e
che non vanno dimenticate.
La mostra si divide in tre filoni, spiega l'autrice. "La
memoria delle madri che chiedono giustizia per i propri figli
scomparsi; la condizione di vita dei bambini e i cortei
organizzati dal Comitato nei giorni della memoria".
Pur non volendo avere alcuna connotazione politica, ricorda
la Cusano, la rassegna le ha posto piu' di un problema con il
Comune di Roma. A maggio, infatti, l'Assessorato alla Cultura
aveva fatto sospendere la mostra, facendo cosi' parlare, da una
parte della stampa, di censura. Il motivo, prosegue, era dovuto
"a una frase scritta nel pannello introduttivo, in cui facevo un
riferimento esplicito alle responsabilita' israeliane nella
strage". Cosa, commenta la fotografa, che non sarebbe piaciuta
molto alla Comunita' ebraica romana.
Oggi, con l'inauguazione tutto sembra superato e la mostra
rimarra' aperta fino al 21 settembre. Quel che sembra chiaro,
pero', e' che a distanza di trenta anni, i fantasmi di Sabra e
Chatila pesano ancora come macigni sulle coscienze. (ANSAmed).